Ad E XXXVIII


Il tuo sorriso è sì dolce
che né dopo la morte
abbandonerà il tuo viso
ché Pluto stringerti a sè
mai potrà; Proserpina gelosa
le porte dell'inferno schiuderebbe

Ed allora saresti nuovamente mia

Con le tue delicate mani
dipani un caldo torpore
quasi vino da una giara dorata

Dimmi tu, divinità che
la morte conosce per invidia,
al tuo sguardo d'aurora
giugne il trepidare inquieto
del mio animo triste?

Ché mi fu destino ingrato
assister al fiorire di rose
dal tuo passo felpato
e mai poter sfiorarti

Siamo eretici su una ruota
cui un dio infame
comunicò moto eterno
ed il nostro amor
la vita ci costerà, cara

Eppur quando sangue
disciolto sui sassi
sarà il mio respiro
sempre a te penserà
ogni atomo di me

 

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