Ad E XXXIV


Scende dalle labbra
e cade dalle dita
il mio amore per te
e lo vedo tinger di rosso
tutto ciò che incontra
come sangue fresco
sgorgato da una ferita

Ché dei fendenti del tuo
sguardo son infermo
e dei tuoi baci
un sudario mi creai

Lo vedo correr per le strade
ad uno donar grazia
all'altro sventura
fino che te non vede
e placa la sua brama

Ti chiamerò dea
ché chiamarti donna
è vile offesa;
orsù splendi nel mio cielo
questa notte, che l'ore
grevi premono sull'aria
ed è tempo di giacere
fianco a fianco

Pur langue il cuor mio,
giammai seppe cantare
con le corde delle parole
che qualche nenia infantile

Né cesso di batter il mio petto
per estrarre ammirazione
sì come diamante da carbone

 

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