Ad E XXIII


Come sauro a cui sul dorso
un malvagio bambino ha legato
un masso insopportabile a lui
per peso e per dolore

Camminando per la vita
quel masso divenne infine
parte stessa di me quasi,
amico, a giustificarlo

Quale fiamma spenta
sotto cumuli di cenere,
che nemmeno le faville
dell'inferno rianimano!

Non mi resta oramai
che viverti nei miei sogni,
giammai degna consolazione
per un'amore cosė sopito

Ti vidi ravviarti i capelli
e volgermi uno sguardo
colmo di malizia, quasi
una catena stretta al mio cuore

Ma al mattino sempre
mi accoglie il terrore,
e sempre sceglierei
di vivere nei sogni

Ogni viso femminile mi riporta
a te, ed ogni folta chioma
di capelli č una lancia
che mi trafigge il cuore

Nulla sopravvive pių del dolce
conforto delle notti dorate;
solo un fremito sulle labbra
per le parole non dette

Ed uno pių forte, quasi
terremoto intimo, nel cuore;
capisci, te ne prego, che baratterei
tutto il mio sangue per un tuo bacio

 

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