Ad E XXI
Non già venuta è l'estate
che freddo incombe l'inverno
ed i papaveri si dissanguano
nella bianca foschia mattutina
Come l'agave che alle rocce
si abbarbica e le corrode
con il suo acido bacio
tu hai stretto le corde
della tua immagine
intorno al mio cuore
e ne lo riempi con un fremito
di disperazione
O qual triste destino
mi toccò in sorte:
essere come le piante
ma non condividerne
la nobile indifferenza
Ma non tutto è perduto;
chè forse verra una dolce ape
ad essiccare la mia anima
e protetta dal mantello dello zefiro
verrà a bussare alla tua finestra,
che tu, ingrata, sbarri,
e ti lascerà il mio amore