Ad E XVII


Molto attesi per poter
finalmente riempire
gli alveoli dell'attrito
con il tuo tocco

Oh sė, mi parvero
gelate le tue dita
come un timido fiore
che fa capolino
da un oceano di neve

Allora tu indossavi
uno scheletro, e marcio;
io avevo qualche osso in pių
ma lo frantumai
per non metterti a disagio

Poi all'improvviso,
come se un brutto ricordo
sarebbe dovuto venire
a farti visita nel sonno,
chiudesti finestre e balconi

Mi dimenticasti sulla terrazza
insieme alle rose
ed ai gerani;
faceva freddo quella notte

Per addormentarmi
preparai un giaciglio
con la tua mancanza
e lo profumai vivacemente
con il ricordo
delle tue parole

Il mattino seguente trovasti
solo un mucchietto di cenere
che spazzasti via
stizzita

 

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