Ad E XLVIII


Del tuo nome sol vaghe lettere
l'aria mi richiama alla memoria,
né mai fredde e quete.
Poi che la passione irta s'avvince
ai nostri corpi imploranti
l'aria m'abbandona il petto
e vi sale un profumo segreto.
Musa dalle mille ispirazioni,
regina antica senza diadema,
tu che peccar puoi senza che
l'onta ti prenda voluttuosa
rubasti il mio fiato gelido
ed or celato lo porti
sul tuo seno rigoglioso.
Ché mai t'abbandoni il mio amore,
mai non bastan solo le parole
e gli occhi san svelare cento
ed ancora cento volte più.
Poscia, nei sogni t'alzi
di soprassalto ed il guanciale
ti par fresco d'acqua di rose,
e pavore giaceti sulle gote:
né ne ha cagione, son io
che ti veglio di quaggiù.

 

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