Ad E XIII


Mi nutrivo ansioso
delle tue conversazioni
stroboscopiche
mentre tu anelante
pazza dama lama
primaverile
sceglievi il batterio
per la pandemia catartica.
Obbligate le tue scelte,
bellezza e profondità d'animo.
Mi colpisti sgommando
con le tue gomme
di autotreno ingiallito
o più semplicemente depresso.
Ti nascosi
che mai scrissi del tuo amore
ma bensì fu esso egli
a scrivere me.
Ti parlai voracemente
di attimi rubati
alla clandestinità
di una schizofrenia serale
per slegare parole sulle dita.
Così ci trovammo insieme
a guardare il cielo
velato d'incanto
come da escrescenze marmoree
e forse talvolta
mi osservasti stupita
mentre cercavo le parole
nel vorticare delle acque.
Poco importa alfine.
Se la lumaca
vuole guardarsi lo stomaco
deve uscire dal suo guscio
ed altrove morrebbe.
Consapevole quindi
consegno queste emozioni
ad un tic sottile di atomi.
"-Perchè guardi il cielo?
-Non è il cielo.
E' un soffitto di cartapesta
con delle stelle dipinte.
-Eppure brillano ai miei occhi."

 

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