Ad E XI
Vaga la ciurma
ubriaca di sonno
su stanchi cuscini
con rumore di cascata
e vigore di ruscello
E pallida sovviene
la metafisica riflessione
velata dal tuo viso
Amo in te
maggiormente l'assenza
che la presenza
In te e per te si compie
il miracolo dell'amore
suggellato dal disfarsi
del monismo forma contenuto
E' fioca per suo volere
la luce dell'amore cerebrale;
necessita silenzio
ed incomprensione
per sopravvivere
Non desidero possederti
pił del poter pensare
di farlo
Sei musa ed ispirazione
atemporale
ma deliziosamente scegli
la contraddizione
come spada al servizio
della seduzione
Non smorta statua vivente
ma fulmine dialettico
talvolta favoleggiando
assunto come superiore
con puerile fascino
Sei simile al diamante;
all'occhio inesperto
imitazione e autentico
appaiono l'istesso
Solo all'estimatore
si schiudono le gioie
della bellezza riflessa
dalla e nella gemma
Donna per poeti dunque,
gli unici capaci
di scrutare
nel buio pił fitto
quel bagliore riflesso
loro virtł e dannazione
Implorerei Apollo
di strapparmi il tegumento
dieci volte al giorno
pur di colorare
il rosso silente
delle tue labbra
con il mio respiro ansante,
ma ne corromperei l'immagine
con sommo disprezzo
Indi colma il tuo vuoto,
se ti riesce,
con questo fruscio
di versi altisonanti
e perdonami
se la loro insufficienza
offende la tua essenza