Ad E VII


A lungo ho cercato riparo
nella solitudine,
invano

Ho squarciato la tela
della mia sanità,
cieco

Molti ho tessuto abiti
di menzogna,
muto

Aprivo varchi al tempo
e vi scorrevo attraverso
senza mai poter
tornare indietro

Soave mi venivi tu
in sogno
bianca come la neve
sorridente
come l'alba alla primavera

Stentai. Ma a venti anni
il dolore è la spada
che l'egoismo
con sfrontatezza usa

Armavo le mie dita
contro me stesso
amore donando
a sudicie lame
ignorando la vera reliquia
degna del mio sentimento

E così sanasti
la mia sofferenza
il sangue ricacciandomi
dolce ma irruenta
nelle vene

Clemenza invoco
per la mia crudeltà
mille volte vorrei
il mio cuore strappare
e gettarlo alle ortiche

Luce sonnecchiante del mattino
che guardi il mondo
dal tuo interno
non vanità
ma bellezza
fregio è della tua persona

Anima con il capo chino
nel tuo cosmo
degnami di un sorriso
e nulla più

 

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